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Alcune cattive abitudini degli italiani non molto apprezzate all’estero

Ci sono alcune cattive abitudini che secondo chi vive all’estero gli italiani avrebbero. Sembrerebbero essere diventate quasi dei cliché che non aiutano sicuramente la reputazione del nostro Paese.

Non salutare

La prima cattiva abitudine è quella di non salutare, quando si entra e si esce da un luogo. Capita di frequente che una persona rivolga un saluto cordiale a qualcuno, e che in tutta risposta non si abbia alcun cenno. Questo atteggiamento, è il primo segnale di mancanza di educazione e rispetto per l’altro.

Quando ci si accinge a entrare in un negozio, una pizzeria o un ristorante è buona norma rivolgere un “buon giorno”, “arrivederci” o “buona sera” a seconda dei casi. Purtroppo, questo non sempre avviene.

Parlare ad alta voce nei luoghi pubblici e non utilizzare le cuffie

Tra le abitudini di cui non essere fieri, queste sembrano di gran lunga le peggiori: parlare ad alta voce nei luoghi pubblici e non utilizzare le cuffie per ascoltare la musica o guardare video.

Che sia in treno, in ospedale, in biblioteca o in qualsiasi altro luogo pubblico, il silenzio è una norma e un valore che dovrebbe essere sempre rispettato. Ogni persona ha diritto a poter svolgere le sue attività in piena libertà, senza essere disturbato dalla presenza degli altri.

Non dimentichiamo che l’uso delle cuffie è segno di educazione. Infatti, consentono di non far sentire alcun tipo di rumore alle persone accanto o vicine.

Il galateo non si applica solo a tavola, ma anche nei confronti degli altri. A sottolineare questo concetto è Samuele Briatore, presidente dell’Accademia Italiana Galateo, ai microfoni di Mashable Italia.

Briatore infatti afferma: “Bisognerebbe parlare ad alta voce solo nelle conferenze e dove è determinante per la comprensione, mentre in treni, aerei, uffici, ospedali, si dovrebbe parlare pianissimo”. Il presidente ha anche aggiunto: “Uno dei nostri problemi più grandi è il non rispetto della regola per un beneficio personale oppure la generalizzazione di un consumo”.