x

Vai al contenuto
Messaggio pubblicitario

Ornella Muti si racconta a 70 anni: fragilità e rinascita

Ornella Muti a Cannes

Se ami le storie che sanno guardarsi dentro, questa ti parlerà dritta al cuore. A 70 anni, la diva che abbiamo imparato a conoscere sul grande schermo decide di raccontarsi con coraggio in un’autobiografia dal titolo che è già una dichiarazione di intenti: “Questa non è Ornella Muti”. Nata Francesca Rivelli, tre figli, cinque nipoti, una carriera internazionale cominciata a soli 14 anni, due matrimoni e amori celebri (tra cui Adriano Celentano): nel libro non mancano luci e ombre, inciampi e rinascite. C’è anche una preziosa prefazione firmata dal regista di Anora, Sean Baker, e la presentazione in dialogo con Enrico Dal Buono alla libreria Feltrinelli di via Appia Nuova 427, a Roma, alle 18. Un progetto intimo e diretto, pubblicato da La Nave di Teseo (Collana Oceani, 192 pagine, 19 euro), che invita te – lettrice, donna curiosa e concreta – a riconoscere la forza che nasce proprio dalle fragilità.

Un’autobiografia per dirti chi è davvero Ornella Muti

Quando una donna che tutti credono di conoscere decide di raccontarsi, la prima sorpresa è scoprire che dietro al mito c’è una persona che non ha paura di mostrarsi. L’autobiografia “Questa non è Ornella Muti” nasce proprio da questo desiderio: mettere da parte etichette, copertine e narrazioni altrui per riannodare i fili della propria storia con una voce nuova. Per anni le hanno chiesto di scrivere un libro; oggi quella risposta è arrivata, con un titolo che suona come un invito a guardare oltre. L’idea di fondo è chiara e, se ti riconosci in quel bisogno di autenticità, la sentirai vicina: in un’epoca in cui i social ci spingono a “filtrare” chi siamo, lei sceglie la trasparenza e dice, senza giri di parole, che le fragilità non sono un difetto da nascondere. Anzi, possono diventare una bussola. Lo dice anche attraverso parole semplici, che hanno il sapore delle confidenze tra amiche: «Spero che il mio libro aiuti gli altri a non sentirsi “sbagliati”». Un messaggio che parla di accoglienza, prima di tutto verso sé stesse, e che apre la porta a un racconto ricco di incontri, dolori e gioie: l’infanzia, gli inizi sul set, gli affetti, le delusioni che fanno crescere, la famiglia con i tre figli e i cinque nipoti, fino al presente e a quel futuro che si desidera più sereno.

L’edizione porta la firma di La Nave di Teseo (Collana Oceani) e aggiunge un tassello prezioso: la prefazione di Sean Baker, regista pluripremiato di Anora, insignito della Palma d’oro e di 5 Oscar. Un incipit autorevole che apre a un dialogo onesto fra cinema e vita, fra personaggio pubblico e donna. Se ti piace vivere i libri anche come incontri, amerai sapere che il volume viene presentato a Roma alla Feltrinelli di via Appia Nuova 427, alle 18, in conversazione con Enrico Dal Buono: un’occasione per ascoltare dal vivo la sua voce e magari portarti a casa non solo una copia, ma uno sguardo nuovo su di te. In più, il formato agile – 192 pagine a 19 euro – lo rende perfetto da leggere in metro, tra un impegno e l’altro, come un filo rosso di idee e consapevolezze da appuntarsi. Se dovessimo riassumere il cuore del progetto in una frase, sarebbe questa: «raccontarsi come nessuno finora aveva fatto». E tu, da dove cominceresti per raccontare te stessa?

Fragilità, coraggio e il diritto di cambiare idea

Il coraggio, a volte, è una palestra quotidiana. C’è chi la definisce una guerriera; e il riconoscimento arriva proprio da chi introduce il libro. Ma la battaglia più grande non è contro il mondo: è quella, tutta interiore, che ti spinge a migliorarti, a fare pace con i tuoi limiti, a rimettere in prospettiva le ferite. Lo dice con una frase che potresti far tua: «La vita è cambiamento». Non è poco, soprattutto se ripensi a quante immagini diverse hanno provato ad appiccicarle addosso. Tra le etichette più ingiuste, una l’ha colpita in profondità: qualcuno, con autorevolezza, disse che non aveva un’anima. Un giudizio duro, che le ha fatto male. Col tempo sono arrivate le scuse; e qui entra in gioco una parola che a volte dimentichiamo di rivolgere anche a noi stesse: perdono. Perdonare non è dimenticare, è scegliere di non farsi definire dall’offesa. Lei lo dice con chiarezza: non vuole che il viso si congeli in una smorfia di rancore. Una scelta emancipante, che restituisce libertà.

Il tema del rispetto attraversa anche i ricordi degli inizi, quando giovanissima – appena 14enne – sul set de “La moglie più bella” subì comportamenti durissimi da parte del regista Damiano Damiani. Un’esperienza raccontata senza compiacimento, per quello che è: una cattiveria gratuita che lascia il segno. Da lettrice, potresti chiederti: ha senso parlarne dopo anni? La risposta invita alla comprensione: chi trova la voce in ritardo non va giudicata. Per molto tempo le donne non erano credute e, spesso, venivano persino colpevolizzate. Dare spazio a questo passaggio significa ricordare a tutte noi che il tempo della parola è personale e che il rispetto non scade. In controluce, c’è un invito a praticare l’autotutela emotiva: riconoscere il male ricevuto, ma anche smettere di farlo vivere dentro di noi. In questo senso, perdonare è un atto di forza. È dire: scelgo me, oggi.

Se vuoi un takeaway pratico da portarti a casa, eccolo: 1) non lasciare che l’altrui definizione diventi la tua identità; 2) concediti il diritto di cambiare idea e di evolvere, senza chiedere permesso; 3) sappi che chiedere aiuto – a un’amica, a una professionista, a una rete di sostegno – è un gesto potente. Non serve essere “perfette”, serve essere vere. E la verità, spesso, nasce proprio dove permettiamo alle nostre fragilità di farsi vedere.

Amori, lavoro e un presente scelto a misura di serenità

Capitolo sentimenti: qui la narrazione è limpida e, forse, ti ci rivedrai. Non c’è risentimento verso gli uomini che l’hanno fatta soffrire. Anzi, c’è una presa di responsabilità che profuma di maturità: quando si innamora, ammette di aver caricato i compagni di aspettative altissime, di essersi fatta dei “film” non sempre allineati alla realtà. È un’ammissione che alleggerisce: imparare a distinguere tra ciò che sogni e ciò che vivi può evitare tante delusioni. Oggi non è innamorata, ma non ha smesso di credere nell’amore: semplicemente, non si è ripresentato. E va bene così. Nel frattempo, c’è il lavoro che continua: di recente ha girato quattro film e non cerca più per forza il ruolo da protagonista. Lo dice con una punta d’ironia che fa sorridere e riflettere: non le interessa fare la “maliarda anziana” col toyboy. Tradotto: l’età non è una gabbia, è un punto di vista. Puoi scegliere cosa ti rappresenta davvero.

C’è spazio anche per i “no” ricevuti. Per esempio, la mancata parte di Veronica Lario nel film “Loro” di Paolo Sorrentino. Due provini andati a vuoto, il ruolo affidato a Elena Sofia Ricci. Dispiacere, certo; ma anche la lucidità di riconoscere che un regista ha il diritto di scegliere l’attrice più adatta al suo progetto. È un bel promemoria per tutte noi: quando non veniamo scelte, non significa che valiamo meno; significa che non era il contesto giusto. E, spesso, ci attende altro. Nel frattempo, la vita scorre con intensità. La scomparsa dell’amica Eleonora Giorgi apre una riflessione intima sulla morte: si teme quella delle persone amate più della propria; e resta impressa l’immagine di chi se ne va con il sorriso, lasciando una lezione di dignità e coraggio. Anche le lacrime hanno un posto: l’ultima volta sono arrivate davanti a una gara sportiva della figlia Carolina. Emozione pura, che non chiede scusa a nessuno.

Il presente ha il sapore di un luogo scelto: Lerma, in Piemonte, un paese di circa 800 abitanti. Qui, tra natura, animali e i figli, c’è l’aria giusta per respirare. Non servono radici perfette per sentirsi a casa: a volte casa è dove ti vuoi bene. Anche sul tema delle scuse, la bussola è semplice: quando è servito ha detto “mi dispiace” a chi doveva; dalle scuse altrui non si aspetta nulla. Ognuno può sbagliare. Se guardi al bilancio, la vita – senza idealizzarla – è stata «tutto sommato» bella. Il desiderio per domani è essenziale e potente: che i propri cari stiano bene e di essere sempre più serena. In fondo, il sogno di molte di noi. E quando un giorno qualcuno parlerà di lei, l’augurio è racchiuso in due parole che possiamo far nostre: «Si è evoluta». Che sia anche il tuo mantra per l’anno che hai davanti: meno perfezione, più evoluzione. Sempre, a misura tua.