Dopo una vita trascorsa come fossero un’unica persona, le gemelle Alice ed Ellen Kessler hanno scelto di congedarsi dal mondo nello stesso modo in cui lo avevano abitato: insieme. La decisione, maturata nel tempo e portata a compimento a Monaco di Baviera lo scorso 17 novembre, ha lasciato dietro di sé una scia di ricordi, indizi e confidenze che oggi permettono di ricostruire con maggiore nitidezza gli ultimi mesi e, soprattutto, la natura profonda del loro legame. Quello che emerge è il ritratto di due artiste la cui relazione personale e professionale è stata l’asse portante di un’esistenza condivisa, fino al più estremo dei gesti, e di un contesto affettivo che ha assistito, spesso senza poter intervenire, a un commiato preparato con cura e lucidità.
Un legame simbiotico e la decisione di andarsene insieme
Per comprendere la scelta di Alice ed Ellen Kessler occorre partire dal loro patto di vita: una complicità quasi assoluta, costruita giorno dopo giorno sul palco e fuori, che le ha rese, nelle parole di chi le ha conosciute da vicino, davvero “due metà della stessa persona”. Non sorprende, così, che in confidenza ripetessero da anni la stessa promessa: quando fosse arrivato “il momento”, se ne sarebbero andate insieme. A spiegare la logica affettiva che sorreggeva quella determinazione è anche un principio che avevano ribadito più volte parlando dei sentimenti e dei legami: Niente matrimonio, l’altra si sentirebbe a metà. Per loro la relazione cruciale non è mai stata con un compagno, bensì la sorellanza, vissuta come priorità indiscussa. Nell’ultimo tratto di strada, la fragilità sanitaria di Ellen ha reso ancora più stringente quel patto: aveva affrontato un ictus, soffriva di problemi cardiaci e di una depressione profonda; Alice, al contrario, non presentava patologie rilevanti oltre ai normali acciacchi dei suoi 89 anni.
Proprio per questo, racconta una loro amica di lunga data, la contessa Gabriele Gräfin di Castell-Rüdenhausen, oggi ottantunenne, Alice non voleva che Ellen morisse da sola: «Ellen aveva avuto un ictus, problemi cardiaci, ma soprattutto una forte depressione. Era malata. Alice invece no». Le due donne erano entrate nella sua vita quando erano giovanissime: fu Luise Ullrich, attrice e madre della contessa, a favorirne l’incontro, dando origine a un’amicizia fatta di consuetudini solide e di sport condiviso. Ogni sabato, per anni, correvano insieme a ritmo sostenuto; una volta si unì anche il direttore d’orchestra Carlos Kleiber, che tuttavia si arrese presto a quella velocità che le caratterizzava, metafora eloquente del passo con cui hanno attraversato l’esistenza. Nell’interpretazione dell’amica, **Alice** ha mantenuto fino all’ultimo il suo ruolo di guida, quasi un timoniere chiamato a condurre la rotta nelle acque più difficili: «Alice, come un capitano in alto mare, ha guidato entrambe attraverso il mare della vita. Fino alla fine». Il gesto conclusivo, dunque, non appare come uno scarto improvviso, ma come l’esito coerente di un modo di essere e di stare al mondo, in cui la solitudine non era contemplata neppure nell’istante della separazione definitiva.
Le ultime settimane tra Monaco, addii e segnali di fragilità
Gli ultimi giorni prima del congedo rivelano una pianificazione attenta, condotta con discrezione. Il suicidio in coppia, avvenuto a Monaco di Baviera, era stato preparato da mesi. Due giorni prima della data scelta, Alice ed Ellen hanno fatto visita ad alcuni amici di sempre e, con un gesto di premura insieme intimo e simbolico, hanno lasciato nelle cassette postali dei pacchetti con gioielli e lettere d’addio. Tra i destinatari c’era anche Gabriele Gräfin, che ha ricevuto parole di congedo difficili da immaginare mentre le sorelle apparivano, fino all’ultimo incontro, sorprendentemente serene nelle abitudini: «Anche il martedì prima della loro morte ci siamo viste. Era tutto come al solito. Non sapevo che le avrei viste per l’ultima volta. È terribilmente triste».
Nell’osservazione della contessa, nelle settimane precedenti qualcosa era cambiato nel loro modo di porsi: «Erano diventate entrambe così gentili», quasi una mitezza nuova, silenziosa, che sostituiva i bonari rimproveri con cui talvolta si punzecchiavano. Sullo sfondo, la salute di Ellen appariva segnata: ad agosto 2024 aveva raccontato di un pacemaker impiantato, di infusioni urinarie e di una terapia farmacologica pesante, capace di alterarne l’umore: «Le pillole mi fanno quasi deprimere; mi buttano giù. Non avevo mai sperimentato simili sbalzi d’umore prima». Nonostante ciò, le due sorelle avevano continuato a mostrarsi in pubblico: l’ultima volta il 24 ottobre alla première di ARTistART del circo professionale tedesco Roncalli, ancora a Monaco di Baviera. Chi le ha incontrate quella sera, come Uschi Ackermann, vedova dell’imprenditore della ristorazione Gerd Käfer, le ha percepite più raccolte e defilate del solito: «Le ho trovate più tranquille del solito e un po’ più riservate. Ho pensato: “Forse non stanno bene”».
Riletti oggi, quei segnali sembrano tasselli di un mosaico coerente: la volontà di salutare, senza clamore, le persone care; la scelta di rimettere a posto gli affetti e gli oggetti più preziosi; la determinazione a restare unite fino all’ultimo respiro. Nell’istante conclusivo, la loro esistenza ha rispettato la regola che le aveva guidate sin dall’inizio: sempre unite. Ellen stava male, Alice no; ma ciò che contava, per entrambe, era che nessuna delle due dovesse affrontare da sola il peso dell’addio.
Fonte foto Jack de Nijs for Anefo