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Chi era (e sempre sarà) Michela Murgia

Chi era (e sempre sarà) Michela Murgia

Si è spenta giovedì 10 agosto Michela Murgia, scrittrice e saggista italiana nata il 3 gennaio 1972 a Cabras, in Sardegna. 51 intensissimi anni, durante i quali Michela ha cambiato più volte pelle, perchè forse la sua le è sempre stata stretta. In molti l’hanno conosciuta grazie alla sua intensa attività di “resistenza”, portata avanti anche attraverso i social, che l’hanno avvicinata ad un target forse lontano dai suoi libri, ma vicinissimo al suo pensiero.

La vita di Michela Murgia

Cresciuta in una famiglia di pastori in un piccolo comune situato in provincia di Oristano, Michela studia filosofia all’Università di Cagliari, e ben presto la sua passione per la scrittura e la narrazione la spingono a intraprendere un percorso nella letteratura. Nel 2010 sposa Manuel Persico, un informatico bergamasco a cui rimane legata per 4 anni. Ed è proprio in questo periodo, che per la prima volta si ritrova a combattere con un tumore, che dichiara di aver sconfitto nel 2016. Ma nel 2023 la malattia ritorna, e in una indimenticabile intervista rilasciata al Corriere della Sera, dichiara che ha un “carcinoma renale al quarto stadio” dal quale “non si torna indietro”.

Solo poche settimane fa, il 22 luglio, aveva sposato “in articulo mortis” l’attore e regista Lorenzo Terenzi, membro importante della sua “famiglia queer“, una comunione di anime e corpi, di donne e uomini, madri e figli legati non da vincoli di sangue ma dalla libera volontà di supportarsi, amarsi, stare insieme.

L’abbiamo vista celebrare a modo suo queste nozze “forzate”, diventate pretesto per mettere ancora una volta in discussione le regole della società civile, che vede solo nel matrimonio fra un uomo e una donna l’unica possibilità. Tutti vestiti di bianco, con abiti no gender realizzati per l’occasione dall’amica Maria Grazia Chiuri, Direttore creativo di Dior, che la veste con un elegante abito candido, caratterizzato dalla scritta rossa che campeggia sul suo cuore “Good save the queer“.

I figli di Michela Murgia

Com’è composta la famiglia di Michela Murgia? Sicuramente dai suoi “quattro figli di anima”: Raphael Luis, Francesco Leone, Michele Anghileri e Alessandro Giammei, che abbiamo visto nelle ultime settimane impegnati a lavorare nella casa romana acquistata dalla Murgia per trasformarla nella “loro” casa. Raphael è stato il primo, figlio condiviso con la madre biologica, amato e cresciuto senza barriere e preconcetti. Di loro abbiamo imparato a conoscere sorrisi e desideri proprio grazie al racconto che Michela ne ha fatto nelle ultime settimane. Così abbiamo scoperto che Francesco Leone è un cantante lirico, Alessandro Giammei un professore a Yale, e Michele Anghileri è un attivista.

Opere di Michela Murgia

Se non avete ancora mai letto nulla di Michela Murgia, è proprio arrivato il momento di rimediare. Ecco 5 titoli da recuperare subito per capire qualcosa in più di lei, e perchè no, forse anche di voi stesse!

  • Accabadora (2009) Un romanzo che affronta temi profondi e controversi attraverso una prospettiva intima e umana. Al centro della storia, una sua delle tradizioni sarde e delle sfide culturali che lo rende un’opera interessante e significativa nella letteratura contemporanea. Ambientato nella Sardegna rurale, racconta la storia di Maria, una giovane ragazza orfana che viene adottata da Bonaria Urrai, un’anziana accabadora. Il termine “accabadora” si riferisce a una figura tradizionale sarda, una donna incaricata di assistere le persone morenti, soprattutto quelle particolarmente sofferenti, accelerandone la morte con un colpo di cuscino o altre pratiche simili. Maria cresce nella casa di Bonaria, dove la donna le insegna l’arte di assistere i morenti, anche se Maria è inizialmente riluttante ad accettare questo ruolo. Maria, mentre combatte con la sua coscienza per comprendere il ruolo dell’accabadora e le tradizioni legate ad essa, conosce Giuseppe, un giovane prete che cerca di modernizzare il villaggio e di far riflettere la comunità sul significato di queste tradizioni. Michela Murgia dipinge un quadro vivido della vita rurale e delle tradizioni, mettendo in luce le tensioni tra il passato e il presente, tra le credenze radicate e l’evoluzione sociale.
  • Stai zitta: e altre nove frasi che non vogliamo sentire piú (2021) Ridi e scopa di più, fai un bel lavoro, ma sei mamma? Non parlare troppo, non spaventare gli uomini con le tue idee, i mestieri non si possono declinare al femminile, per parlare di te basta solo il nome: le donne sono vittime di uno stato di cose connaturato alla società stessa. Che chiede loro di stare zitte, accettare, servire, stare sempre un passo indietro. Michela non ci sta e ha un’ambizione: che tra dieci anni una ragazza o un ragazzo, trovando questo libro su una bancarella, possano pensare sorridendo che per fortuna queste frasi non le dice piú nessuno.
  • God Save the Queer: Catechismo femminista (2022) Si può essere femministe e cattoliche nello stesso tempo? Si, e Michela Murgia ne è l’esempio. Con questo pamphlet, che riesce ad essere contemporaneamente popolare e coltissimo, la Murgia sfida il senso comune, e con lucidità e ironia ci spiega perché.
  • Morgana, (dal 2018), 2 stagioni, 22 episodi. Fra le opere di Michela Murgia non possiamo non citare il podcast realizzato in collaborazione con Chiara Tagliaferri, dedicato al racconto delle storie di donne e di uomini controcorrente e fuori dagli schemi. Da Madonna a Moira Orfei, da Cher a Vivienne Westwood, ascoltato il primo episodio, divorerete tutti gli altri.
  • Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi (2023) In questa ultima opera, Michela Murgia ci spinge a riflettere sulla complessità delle relazioni, realizzando un romanzo fatto di più storie che si incastrano e in cui i protagonisti stanno attraversando un cambiamento radicale che costringe ciascuno di loro a forme inedite di sopravvivenza emotiva. Attraversare la crisi per rinascere, e ricominciare. Un insegnamento immenso.

“No. Ho cinquant’anni, ma ho vissuto dieci vite. Ho fatto cose che la stragrande maggioranza delle persone non fa in una vita intera. Cose che non sapevo neppure di desiderare. Ho ricordi preziosi”

Michela Murgia

Gli insegnamenti di Michela Murgia

Opinionista, blogger, autrice di podcast e attivista: Michela è sempre stata tutto questo e molto altro. Simbolo dell’autodeterminazione femminista, portavoce di un amore che è difficile circoscrivere in un codice civile o facendo fede esclusivamente su legami biologici, ha saputo vivere e morire, senza paura, senza rimpianti, senza mai stare zitta. Perchè è questo che ancora fa paura delle donne: la loro voce.

Grazie Michela.

Fonte foto in apertura Instagram.com