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Che cosa ci insegna la storia di Rosa Parks?

Che cosa ci insegna la storia di Rosa Parks?

Il nome di Rosa Parks è noto in tutto il mondo per essere stata una figura-simbolo del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti durante gli anni ’50, tanto da essere stata soprannominata dall’opinione pubblica “Mother of the Civili Rights Movement”. Con il suo arresto, l’attivista ha dato il via a un’ondata di mobilitazioni e azioni pacifiche che hanno portato all’abolizione della segregazione sul suolo statunitense.

Vita e biografia di Rosa Parks

Rosa Louise Parks, all’anagrafe McCauley, nasce il 4 febbraio 1913 a Tuskegee, una cittadina capoluogo della contea di Macon, nello Stato dell’Alabama. I suoi genitori, James Henry McCauley e Leona Carlie Edwards, erano di origine umile: lui lavorava come falegname, mentre lei come insegnante in una scuola elementare. La sua discendenza variegata l’ha probabilmente spinta, sin da piccola, a fare riflessioni sulla condizione in cui gli afroamericani vivevano nel Novecento: Parks, infatti, discendeva da africani, scozzesi-irlandesi e nativi americani.
L’ambiente in cui cresce la ragazza è fortemente razzista e piegato dalle stringenti norme razziali che caratterizzava soprattutto gli Stati del sud degli Stati Uniti. Nel 1932 sposa Raymond Parks, barbiere attivista nel movimento per i diritti civili degli afroamericani. L’ambiente e il matrimonio convincono Parks a diventare attivista, entrando sempre di più nella vita politica della zona, nonostante lavorasse come sarta. Nel 1943, infatti, viene nominata segretaria della sezione locale dell’Associazione nazionale per la promozione delle persone di colore. Dieci anni dopo, grazie a questa posizione, inizia a collaborare con Martin Luther King, che negli anni ’50 ancora non era un volto conosciuto.

L’incidente e la lotta per i diritti civili

L’attivismo di Rosa Parks ha portato la donna a prendere posizioni in contrasto con l’ideologia razzista dell’epoca. Emblematico è il caso degli Scottsboro Boys, giovani afroamericani che negli anni ’30 vennero accusati ingiustamente di violenza nei confronti di due ragazze bianche e che Parks sostenne.
L’episodio però più simbolico della vita di Parks è stato sicuramente l’arresto nel 1955. A dicembre, mentre la donna stava tornando a casa in autobus da Montgomery, prese posto in uno dei sedili occupabili sia dai bianchi che dai neri. L’autista, salito un passeggero bianco, le chiese di spostarsi e l’attivista rifiutò di cedere il posto. Giunta la polizia, Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. Fu scarcerata dopo poche ore dall’avvocato Clifford Durr, legale bianco antirazzista, che le pagò la cauzione.
L’evento scatenò un effetto domino in tutta la comunità afroamericana dell’Alabama. Fu messa in atto un’azione di protesta pacifica, per cui vennero invitati i cittadini neri a boicottare i mezzi pubblici. Il boicottaggio portò alla movimentazione di diverse classi di lavoratori, a proteste in tutto il Paese e, soprattutto, all’abolizione della legge che legalizzava la segregazione, dichiarata anticostituzionale nel 1956.

L’impatto di Rosa Parks sulla società

Nonostante non si fosse mai posta come leader del movimento per i diritti civili statunitense, dopo l’arresto e il processo Rosa Parks divenne un simbolo di rilievo per la causa e per gli attivisti, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Mother of the Civil Rights Movement”. Martin Luther King descrisse il gesto della donna come “l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà”, a rappresentazione di tutti i soprusi accumulati dalla comunità fino a quel momento. Questa notorietà le comportò, però, anche l’essere un elemento scomodo per tutti quegli ambienti segregazionisti che portarono comunque avanti le loro idee, tanto che ricevette diverse minacce di morte.
Dal 1965 per tredici anni ricoprì il ruolo di segretaria per John Conyers, membro nero del Congresso, mentre nel 1987 fondò il Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development in onore del marito, ormai scomparso; l’istituto promuove l’educazione e il rispetto ai diritti civili ed è attivo ancora oggi. Nel 1990 Parks partecipò anche al gruppo che accolse Nelson Mandela dopo la scarcerazione in Sud Africa.

L’eredità dell’attivista

Enorme fu l’impatto della figura di Rosa Parks alla fine degli anni ’50. Una figura genuina, una “semplice” cittadina che con un gesto apparentemente di poco conto sfidò il sistema e la società del tempo uscendone vincitrice e dimostrando al mondo come anche la resistenza non violenta possa avere dei risultati enormi.
Alla protesta sulla segregazione nei trasporti seguirono altre mobilitazioni per ottenere diritti, dal pieno diritto al voto all’alfabetizzazione dei neri. Nel 1960 un gruppo di studenti neri rimase seduto in una tavola calda in North Carolina fino alla chiusura poiché questa si era rifiutata di servirli, facendo eco alla vicenda di Parks e dando il via a un’ulteriore ondata di iniziative analoghe.
La discriminazione razziale terminò infine il 19 giugno 1964, quando il Senato degli Stati Uniti approvò il Civil Rights Act, cent’anni dopo l’abolizione della schiavitù nel Paese.